Raffaele Del Verme

Gelateria Di Matteo

Raffaele Del Verme

Gelateria Di Matteo

Descrizione

La gelateria nasce nei primi anni del 1930 fondata da un’idea di mio nonno e portata avanti da mio padre dal 1973 fino agli anni 2000, anno in cui io ne ho assunto la titolarità.

Oggi è considerata tra le prime in Italia per qualitá e varietá, in particolar modo sono apprezzati i gusti che utilizzano come materia prima i prodotti del Cilento tra i quali figura fichi alloro e mandorle (secondo allo Sherbeth del 2011) e fichi al cioccolato vincitore dell’edizione del 2012.

La mia passione è il gelato autentico, con l’utilizzo di sole materie prime accuratamente selezionate, nessun utilizzo di semilavorati, coloranti o prodotti chimici.

L’amore per questo mestiere mi è stato trasmesso dalla mia famiglia, e da allora sono rimasto fedele a quella corrente che vede nel gelato il frutto sapiente di piccoli artigiani che lavorano con dedizione nelle proprie botteghe.

L’umiltà e la passione mi hanno portato ad ottenere grandi risultati e ciò mi gratifica del tempo e dei sacrifici che un mestiere del genere richiede.

Molte infatti le riviste di settore che parlano ed elogiano la mia gelateria e molti i premi ed i riconoscimenti vinti, tra cui:

2° class. Sherbeth 2011

1° class.Sherbeth 2012

1° class. Coppa Agrimontana Agugliano 2015

FICHI BIANCHI DEL CILENTO E NOCI DI SORRENTO

Per l’edizione 2015 di Sherbeth ho deciso di raccontare una storia tutta campana.

La delicatezza del fico bianco del Cilento varietà “dottato”, essiccato al sole, non condito e non cotto al forno, viene esaltata dal gusto deciso della noce di Sorrento.

Questo gusto contiene in sé i ricordi della mia infanzia e due degli elementi maggiormente rievocativi della mia terra, da un punto di vista geografico e gastronomico.

Il mare del Cilento rende infatti il clima della zona perfetto per la crescita di ottimi fichi bianchi locali che, una volta essiccati, rappresentano una prelibata eccellenza della gastronomia tradizionale della regione. Furono probabilmente i Greci ad introdurre la coltivazione del fico sul territorio del Cilento. Risalgono, infatti, a prima del VI secolo a.C. le prime testimonianze che ne segnalano l’esistenza. Sin da allora questo frutto ha rappresentato un’eccellenza della produzione locale, per merito delle condizioni ambientali e climatiche che gli conferivano caratteristiche davvero speciali. Grazie alla presenza del mare che garantisce temperature sempre miti, agli appennini che formano una barriera naturale al passaggio delle fredde correnti del nord-est, oltre alla fertilità del terreno e ad un ottimale regime pluviometrico, i fichi del Cilento sono un vera prelibatezza e, soprattutto, sono realmente unici. Si tratta, infatti, di un prodotto derivato dalla varietà Dottato, cultivar pregiato diffuso nel Mezzogiorno, che nel Cilento ha sviluppato peculiarità che hanno dato origine ad un ecotipo specifico. Prende il nome di Bianco del Cilento e, nella sua versione essiccata, ha meritato la tutela del prestigioso marchio DOP. Si tratta di un prodotto da sempre considerato un’icona della civiltà contadina locale ed è per questo che ogni fase della sua preparazione, dalla raccolta, all’essiccazione sino all’eventuale cottura ed al confezionamento, viene eseguita con la massima cura e sempre rigorosamente in aziende agricole ed edifici rurali situati all’interno dell’area geografica di origine.
Definiti “pane dei poveri” nell’antichità, i fichi secchi nel corso dei secoli si sono trasformati in un alimento pregiato che contraddistingue la tradizione gastronomica del Cilento. Le origini così antiche e la grande diffusione nel territorio hanno reso la loro produzione un’usanza estremamente radicata che, con il passare del tempo, si è evoluta in una vera e propria attività commerciale che li ha resi, ai giorni nostri, un’eccellenza della gastronomia locale.
Nel mio gelato la bontà dei fichi bianchi del Cilento si incontra con il sapore deciso della noce di Sorrento.

La presenza della noce in Campania fin da tempi remoti, almeno dal I secolo d.C., è testimoniata dal ritrovamento ad Ercolano, nella Casa d’Argo, di alcuni resti carbonizzati di frutti dalla forma molto simile a quella attuale, mentre a Pompei, nella Villa dei Misteri, sono stati rinvenuti alcuni dipinti che riproducono le noci. E l’ambiente campano, particolarmente favorevole a questa coltura, ha consentito la sua larga diffusione nel tempo nella maggior parte degli areali di pianura e di collina.

Non a caso la varietà italiana di noce più coltivata e più pregiata in assoluto è nata in Campania: parliamo della cultivar Sorrento, originaria della Penisola Sorrentina, dove ha trovato un habitat di elezione per le caratteristiche ambientali di questo territorio, ideali per il robusto e armonico sviluppo dell’albero. Di qui si è andata via via estendendo nelle zone frutticole classiche di tutte le province campane (con prevalenza dei vocati suoli vulcanici del Napoletano), dando luogo ad una ampia gamma di ecotipi, tutti noti come Noce di Sorrento.

Le primissime noci sorrentine, ancora acerbe, vengono vendute solo in Campania tra fine agosto e i primi di settembre, e sono una vera specialità. Ma la raccolta, manuale, si concentra nei mesi di settembre e ottobre, dopodiché le noci vengono messe ad essiccare all’aperto, su graticci, in zone ben ventilate. Le invidiabili qualità di queste noci, prelibate se mangiate, ad esempio, insieme al pane “casareccio”, ne fanno un ottimo ingrediente per tante ricette di cucina e di pasticceria. Ora per la Noce di Sorrento, così buona, gradita dal mercato e tanto saldamente legata ai suoi ambienti storici di produzione, è in arrivo l’atteso riconoscimento dell’Igp (da tempo sono stati avviati dalla Regione Campania gli studi preliminari per la redazione del disciplinare di produzione e di tutta la documentazione necessaria per avanzare la richiesta di registrazione), che potrà contribuire ad una migliore valorizzazione di questa coltura.